Cinema Weekend - BOHEMIAN RAPSODY - sabato 2 febbraio ore 21.00 e domenica 3 febbraio ore 18.15 e ore 21.00

Cinema Weekend - BOHEMIAN RAPSODY - sabato 2 febbraio ore 21.00 e domenica 3 febbraio ore 18.15 e ore 21.00

Dal 02.02.2019 21:00 fino al 03.02.2019 23:00

Luogo: Via Luigi Nanni, 12 , 47121 , Forlì , FC , Italia

Organizzato da Segreteria

Categorie: Cinema Seconda Visione

Hits: 68

Valutazioni:

 

Anno: 2018
Durata: 134
Genere: Biografico, Drammatico, Musicale
Voto: Consigliato
Regia di: Bryan Singer
Cast principale: Aidan Gillen, Allen Leech, Ben Hardy, Gwilym Lee, Joseph Mazzello, Lucy Boynton, Mike Myers, Rami Malek, Tom Hollander
Tematiche: anni Sessanta, musica, Queen
Target: Da 16 anni

 

TRAMA: Bohemian Rhapsody, il film diretto da Bryan Singer e Dexter Fletcher, è una coinvolgente celebrazione dei Queen, della loro musica e del loro leggendario frontman Freddie Mercury (Rami Malek), che sfidò gli stereotipi e infranse le convenzioni, diventando uno degli artisti più amati al mondo.
Il film ricostruisce la meteorica ascesa della band attraverso le sue iconiche canzoni e il suo sound rivoluzionario, la sua crisi quasi fatale, man mano che lo stile di vita vita di Mercury andava fuori controllo, e la sua trionfante reunion alla vigilia del Live Aid, quando Mercury, afflitto da una gravissima malattia, condusse la band in una delle performance più grandiose della storia del rock.
Facendo questo, il film cementa l'eredità di una band che è sempre stata più di una famiglia e che continua ancora oggi a ispirare gli outsider, i sognatori e gli appassionati di musica.

 
 

C’è chi sostiene che una vita così variegata e complessa non può essere incasellata in un biopic, anche se dura più di due ore. Obiezione comprensibile se si pensa a chi era Freddie Mercury, cosa ha rappresentato per circa un ventennio nel panorama musicale mondiale, per non parlare del fatto che le sue canzoni continuino a essere ascoltate ancora oggi in ogni parte del mondo. Ma, per quanto possa essere ristretta l’angolatura di Bohemian Rhapsody, o limitata a scene dal sicuro effetto, come l’inizio e la fine del film che si dilungano sul memorabile concerto di Wembley del 1985 (una delle più iconiche performance di un leader di rock band nella storia della musica), non si può negare che il film abbia un suo fascino nel rappresentare il fruttuoso sodalizio artistico e amicale dei quattro componenti. Nonostante non siano mancati i problemi produttivi: a parte i diversi avvicendamenti di registi e protagonisti, anche Bryan Singer che firma la regia a un certo punto fu licenziato dalla Fox e, pare, sostituito in corsa per la postproduzione. Ma la firma, alla fine, è rimasta a lui.

Dal lavoro come scaricatore di bagagli all’aeroporto di Heathrow, a una famiglia tradizionalista, attaccata alle proprie origini persiane, la vita di Farrokh Bulsara/Freddie Mercury (interpretato in maniera assolutamente convincente da Rami Malek) è scandita dagli incontri, prima coi suoi primi compagni di musica Brian May e John Deacon, poi dalla relazione con Mary Austin (Lucy Boynton, già alquanto apprezzata in Sing Street), con la quale stava per convolare a nozze, salvo rivelarle la propria omosessualità.

Frequentazioni che stimolano la creatività di Freddie Mercury, e che il film esalta nella descrizione di come sono nati alcuni dei più famosi successi della band, tra alti e bassi, tensioni che sembrano mandare tutto all’aria, ma che si risolvono in una genialità il cui apice è certamente rappresentato dalle varie fasi attraverso le quali un capolavoro di originalità come “Bohemian Rhapsody” è giunta alle orecchie degli ascoltatori (da segnalare anche il cameo di Myke Myers nel ruolo del produttore che rifiuta la canzone perché troppo lunga, un debito dell’attore canadese dai tempi di Fusi di testa che la rilanciò), brano che è anche perfetta sintesi della personalità del suo autore/cantante.

È gustoso anche notare come il ruolo della band nel film non sia mai secondario, come ci si sarebbe potuto aspettare trovandosi di fronte a una personalità come quella di Freddie Mercury, ma sempre centrale, in un’aura di affetto reciproco che solo gli eccessi di alcol, droghe ed comportamenti sessuali del suo leader potevano mettere in crisi. Così Bohemian Rhapsody non è semplicemente un accumulo di informazioni sulla vita di un personaggio di successo, ma una chiave importante per cogliere i sentimenti di una persona, degli individui cui voleva bene, ma anche di chi lo ha tradito (come nel caso di Paul Prenter, suo manager e convivente, che poi vendette informazioni personali – anche incriminanti – su Mercury). E Rami Malek da parte sua riesce a rendere molto bene quel mix di gioiosità, irrequietudine e malinconia che è stata la vita del protagonista, ben sintetizzata da quella meravigliosa esibizione al Live Aid, che ancora adesso fa rimpiangere di non poter più partecipare dello straordinario talento di Freddie Mercury.

Beppe Musicco