Cinema weekend - LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA

Cinema weekend - LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA

Dal 27.01.2018 21:00 fino al 28.01.2018 23:00

Luogo: Via Luigi Nanni, 12 , 47121 , Forlì , FC , Italia

 

Titolo originale: The Zookeeper’s Wife
Regia: Niki Caro
Interpreti: Jessica Chastain, Daniel Brühl, Johan Heldenbergh, Iddo Goldberg, Shira Haas, Michael McElhatton, Marta Issová
Distribuzione: M2 Pictures
Durata: 127’
Origine: USA, 2017

 

Dopo l’enigma femmineo come potenza generatrice dello sguardo in The Tree of Life, la discesa agli inferi de Le paludi della morte, i movimenti senza passato di un corpo chiuso nella sua ossessione di Zero Dark Thirty e l’oscurità isterica di un cuore rosso vermiglio in Crimson Peak, Jessica Chastain abbandona, per un volta, la profondità dei chiaroscuri che hanno sempre vestito i suoi personaggi e dà forma, pur con la consueta stratificazione emotiva, per la verità qui spesso distratta dall’artificiosità del pesante accento polacco che a tratti apre persino al grottesco, ad un’eroina senza ombre, capace di incantare tanto gli animali quanto gli uomini, siano essi oppressi o oppressori, infondendo alla Storia l’effetto vivificante del suo tocco magico.

Siamo a Varsavia, in quell’anno tragico, il 1939, che ha sconvolto con la sua ferocia il popolo polacco. Antonina, la moglie di Jan Zabinski, direttore dello zoo di Varsavia e poi membro dell’Armia Krajowa, spezza l’incubo di morte ed estinzione professato dall’ideologia nazista aprendo le stanze segrete del giardino del suo personalissimo Eden, ormai distrutto dall’occupazione delle truppe hitleriane, a trecento ebrei tra quelli confinati dietro l’orrore delle recinsioni del ghetto di Varsavia.

Niki Caro, da sempre interessata, con la parentesi di McFarland, USA, a sposare lo sguardo di donne capaci di un’incredibile forza interiore, sono della regista neozelandese La ragazza delle balene e North Country – Storia di Josey, sceglie un’andatura classica e composta, diametralmente opposta alle aggressioni sensoriali de Il figlio di Saul, per portare sullo schermo il romanzo in cui Diane Ackerman racconta la vicenda realmente accaduta dei coniugi Zabinski e del loro zoo. La sceneggiatura di Angela Workman, però, più che inseguire l’unicità della storia e dei suoi protagonisti – a parte Antonina, la profondità dei personaggi che popolano La signora dello zoo di Varsavia è un terreno quasi del tutto inesplorato – rimane ben presto prigioniera della doppia metafora su cui poggia tutta la struttura del film, ovvero quella dello zoo umano, metafora reiterata fino allo svuotamento nelle sue varie declinazioni che aprono al parallelismo tra l’innocenza degli animali e quella di un popolo perseguitato, e la follia della purezza della razza specchiata nell’ossessione del Dr. Heck, il gerarca nazista di Daniel Brühl che vuole ricreare una specie ormai estinta, per farne il simbolo del Reich.

Niki Caro dosa con grande maestria l’impatto drammatico della storia prendendo come punto di riferimento Schindler’s List, da cui cerca di mutuare la semplicità perfetta nella realizzazione delle scene del ghetto, capaci di una vividezza priva di concessioni, o nella sequenza in cui Jan, dopo lo sgombero del ghetto, vede salire sul treno un gruppo di bambini. Prendendosi tutto il tempo necessario, Niki Caro inquadra i bambini uno ad uno, braccia tese e volti sorridenti davanti alla favola raccontata dal loro maestro per rendere tollerabile la fame e l’orrore. Ma se La signora dello zoo di Varsavia è capace di momenti di innegabile potenza, come anche la fuga silenziosa degli animali per le strade della città dopo il bombardamento nazista o Heck e Antonina insieme, tra desiderio e costrizione, a sovrintendere all’accoppiamento tra due bisonti, Niki Caro sceglie di non correre nessun rischio e si siede al sicuro, sul manicheismo di fondo della sceneggiatura della Workman, senza scendere mai sotto una superficie davvero troppo levigata per riuscire a mostrare le zone chiaroscurali della storia che racconta.